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21 giugno 2011

UN RACCONTO DI CANTERBURY (1944)

Whan that Aprill, with his shoures soote
The droghte of March hath perced to the roote
And bathed every veyne in swich licour,
Of which vertu engendred is the flour... 
Dopo la grandeur di Duello a berlino, Powell e Pressburger si cimentanto in un film più piccolo e in bianco e nero. Non potendo sottrarsi neanche loro, in tempo di guerra, ad accogliere l'istanza di pellicole propagandiste sia per il mercato interno sia per il pubblico americano, a cui bisognava spiegare per quali ragioni e per quali valori la nazione si era impegnata nel conflitto bellico, il duo inglese riesce comunque a ricavarne un'opera personale e lirica, mutevole ed eterogenea e per questo imperfetta, ma che vale la visione.
Il titolo ovviamente si rifà ai Racconti di Canterbury di Chaucer, a cui viene ricondotta la vicenda contemporanea, ambientata durante il secondo conflitto mondiale. A Chillingbourne, un piccolo borgo del Kent sulla strada per Canterbury, si incontrano tre personaggi. C'è Alison, una ragazza londinese, precedentemente commessa, che ora vuole inmpegnarsi in fattoria come Land girl, dopo che il suo amato è stato dato disperso in guerra, e c'è Peter, sergente inglese in licenza prima della partenza per il fronte, che ha studiato l'organo al conservatorio ma che ha suonato solo nei cinema. C'è poi Bob Johnson, sergente americano interpretato da un attore non professionista e davvero sergente, che non riceve da tempo lettere dalla sua fidanzata e che, diretto a Canterbury, sbaglia stazione, incontrando gli altri due. Avventurandosi nel paese, Alison viene aggredita dal Glue Man che tormenta le ragazze locali imbrattandone i capelli di colla. I tre cominciano a girare per il pase e a conoscerne la gente per venire a capo del mistero, ma vengono assorbiti e affascinati dalla bellezza del luogo e dal fascino della storia antica dei pellegrini che andavano a Canterbury per ricevere grazie o espiare peccati. I sospetti si concentrano sul magistrato locale, promotore della memoria antica.
La risoluzione del caso dell'uomo della colla, su cui all'inizio sembra impostata la vicenda, in realtà è solo un pretesto per tenere legati i moderni pellegrini alla stessa maniera dei racconti di Chaucer, e infatti il colpevole si scopre quasi subito. A Canterbury Tale è essenzialmente un film lirico e delicato in cui a dominare è la campagna inglese colla sua gente e i suoi riti che sembrano continuare come sempre nonostante tutto, nonostante la guerra, tenuta ai margini della vicenda e che fa capolino, colle sue case distrutte e abbattute, solo sul finale. I tre protagonisti, allora, (ri)scoprono un mondo naturale e incantato, in contrasto con quello dei tempi nuovi, che o non avevano mai conosciuto o avevano dimenticato, in connessione col tempo passato, raffiguarato nella bellissima scena d'apertura, in cui i pellegrini passavano per quelle strade, fiduciosi. E secoli dopo, ancora, «they're all searchers, looking for something, and the answer to all their troubles can be found in Canterbury». Assunto lo spirito di quella gente antica, i tre protagonisti possono andare finalmente a Canterbury, ad attendere il miracolo, perché ai miracoli bisogna credere affinché avvengano. E allora, se è per difendere questo patrimonio fatto di tradizione, si perdonerà anche qualche azione non troppo carina.
Benché non poche siano le imperfezioni proprio per la sua natura fluida e mutevole, parliamo comunque di un film bello e lieve, molto buono, ed è un peccato che, dopo essere stato un flop commerciale a suo tempo, rimanga ancora oggi un film poco noto e apprezzato della coppia Powell & Pressburger.

TITOLO ORIGINALE: A Canterbury Tale – PRODUZIONE: Gran Bretagna 1944 – REGIA: Michael Powell & Emeric Pressburger – CAST: John Sweet, Eric Portman, Sheila Sim, Dennis Price – GENERE: Commedia – DURATA: 124 min

20 giugno 2011

DUELLO A BERLINO (1943)


War starts at midnight!
Primo film della coppia delle meraviglie Powell-Pressburger realizzato attraverso The Archers, la loro stessa casa di produzione, Duello a Berlino è anche il loro primo film girato in technicolor, che, come nelle successive produzioni, è smagliante e meraviglioso. Inoltre, compare nei titoli di testa, per la prima volta e in maniera straordinaria per l'epoca, la dicitura "scritto, prodotto e diretto da...".
 Si narra dell'intero arco esistenziale dell'ufficiale britannico Clive Candy, un molto bravo Livesey, dalla Guerra boera alla Prima guerra mondiale fino ad arrivare alla Seconda. Giunto nel 1902 a Berlino per difendere l'onore dell'esercito inglese dalle accuse tedesche, Candy finirà per scontrarsi in duello con un ufficiale del posto, Theo, a cui sarà legato per tutta la vita da un'amicizia imperitura, che vince distanze e guerre. A lui Candy concede anche la donna di cui solo successivamente si scopre innamorato e che in un certo senso ricercherà per tutta la vita. Ormai in piena guerra con i nazisti, durante una esercitazione dell'Home Guard, il protagonista, ormai vecchio, viene fatto "prigioniero" dai suoi stessi uomini.
Come indica il titolo originale (The Life and Death of Colonel Blimp), il film trae spunto dalle strisce satiriche e antimilitariste di David Low, per distanziarsene in una riflessione su temi importanti quali la guerra e come questa cambi e si evolva nel tempo; il tempo che passa e l'uomo che invecchia; il rapporto tra le generazioni; l'amore e come questo segni la vita umana. Insomma, Duello a Berlino, salutato dal critico Dave Kehr «as very possibly the finest film ever made in Britain», benché sia leggermente inferiore ai capolavori della coppia di cineasti inglesi (Scala al paradiso, Scarpette rosse), si presenta come un grande film in tutti i sensi; per lunghezza (ben 163 minuti che forse potevano essere accorciati), complessità e ambizioni. 
La vita di Candy viene narrata in flashback dopo che questi, all'inizio del film, è fatto prigioniero nel bagno turco dove si trova da uno spavaldo e giovane ufficiale che ha cominciato prima l'esercitazione benché l'ordine dicesse che «wars starts at midnight». I due, venuti alle mani, finiscono in acqua, dalla quale, riavvoltosi il tempo, riesce un Candy giovane e in piena forma. Dall'inizio, quindi, vengono a galla alcuni dei temi che ricorreranno per tutta la durata del film. Innanzitutto, c'è disparità incolmabile tra la visione della guerra, arcaica e ottocentesca, di Candy, che la ritiene ancora una prova da gentlemen basata su mezzi onesti, e quella caratteristica dei tempi nuovi del giovane ufficiale, che viene meno agli ordini e con l'inganno "cattura" il suo superiore perché così ormai funziona (vedi Pearl Harbor), e del nazismo, la più grande minaccia mai affrontata dall'umanità secondo Theo ormai espatriato, che non esita a macchiarsi dei più grandi orrori e contro cui forse non è così disonorevole abbassarsi agli stessi mezzi. 
Portatore di una visione ormai superata e anacronistica, Candy può essere insultato da quel giovane soldato presuntuso, portando all'attenzione un altro tema centrale, quello dell'uomo divenuto vecchio che cerca ancora un posto di utilità nel mondo, ma viene rigettato e deriso dalle nuove generazioni. Al giovane che lo insulta Candy risponde: «You laugh at my belly but you don't know how I got it! You laugh at my mustache but you don't know why I grew it!», ricordandogli che diventerà vecchio, come lui è stato giovane. Alla fine, però, Candy, davanti alla sua casa bombardata, lo perdonerà, perché, appunto, anche lui era così una volta, capendo che, dopo tutto, non è cambiato affatto e che la sua vita può avere ancora un senso.
La tematica amorosa è legata, invece, alla giovane bella e brava Deborah Kerr, scelta da Powell che pensava che «she would be a star one day», che interpreta ben tre ruoli diversi: l'amica a Berlino che diviene la moglie di Theo ma a cui Candy rimmarrà legato nel ricordo tutta la vita ricercando le sue fattezze in altre donne; la crocerossina vista in un convento in Francia durante la guerra che diviene la moglie di Candy e la giovane autista di lui da vecchio.
Numerose le scene imperdibili, a cominciare, ovviamente, dal duello che, appena iniziato, viene abbandonata dalla macchina da presa che si allontana al di fuori del ginnasio, sotto la neve di Berlino, nella carrozza dove la Kerr aspetta trepidante, dando luogo ad una delle più belle ellissi della storia del cinema; o dal monologo struggente di Theo davanti a chi deve giudicare della sua possibilità di espatrio in Inghilterra.
Un gran bel film, a cui è innegabile il pollice su, assolutamente da vedere, benché alla sua uscita non fosse capito tanto da attirare l'ira di Churchill che, in tempo di guerra, non gradiva un film ritenuto lesivo della dignità inglese in cui si ritaeva un'amicizia tra un inglese e un tedesco, un'amicizia vera che nulla può abbattare. Negli USA il film fu tagliato di 40 minuti e disposto in ordine cronologico e soltanto nel 1983 è stata ripresentata la versione originale.



TITOLO ORIGINALE: The Life and Death of Colonel Blimp – PRODUZIONE: Gran Bretagna 1943 – REGIA: Michael Powell & Emeric Pressburger – CAST: Roger Livesey, Deborah Kerr, Anton Walbrook GENERE: Drammatico – DURATA: 163 min

16 giugno 2011

IL SOSPETTO (1941)


If you're going to kill someone, do it simply.
Generalmente non ritenuto dalla critica uno dei migliori film di Hitchcock, Il sospetto, tratto dal romanzo Before the Fact di Francis Iles, pseudonimo di Anthony Berkeley, rimane comunque un ottimo thriller psicologico con un'importante componente romantica; inoltre è anche il primo dei quattro film che il maestro inglese girò con Cary Grant.
L'attore di origini inglesi interpreta qui il dongiovanni e giocatore Johnnie, che, durante un viaggio in treno in prima classe, dove si è infiltrato pur avendo un biglietto di terza, incontra la timida e bella Lina, di ricca famiglia. Rincontratisi successivamente, Lina, ormai innamorata nonostante la reputazione dell'uomo non sia proprio esemplare, cede al corteggiamento, andando contro il volere della famiglia. Venuta a conoscenza delle reali disastrose condizioni in cui il marito versa soltanto dopo la luna di miele, Lina lo esorta a cambiare vita e a trovare un lavoro onesto, ma Johnnie non smette con i suoi vizi. Dopo che questi viene licenziato per via di un furto di denaro, Lina arriva a sospettare ch'egli possa essere addirittura un assassino quando Beaky, l'amico con cui Johnie aveva appena fondato una nuova società, muore. Il sospetto nella donna cresce a tal punto ch'ella, alla fine, teme per la sua stessa vita.
Dopo la fase ben riuscita dell'innamoramento con il solito fascino da vendere di Grant a cui tutte cadrebbero fra le braccia, ma su cui aleggia fin da subito una luce sinistra, il film, senza dubbio da pollice su, si perde un poco nella parte centrale allungandosi forse più del dovuto con troppe situazioni simili che si susseguono per poi riprendersi nel finale, raggiungendo l'apice nella penultima e famosissima scena del latte che Johnnie porta alla moglie e che si presume avvelenato. Per migliorarne l'effetto, Hitchcock fece mettere una lampadina nel bicchiere. Il finale, comunque, è diverso da quello del libro, fornendo così un punto di vista e un'interpretazione totalmente diversi della vicenda, perché così volle la produzione nonostante la volontà contraria del regista che si è poi sempre lamentato della conclusione. La Fontaine, alla seconda e ultima prova con Hitchcock, sebbene un poco antipatica nella sua perfezione di moglie esemplare, regge bene il ruolo su cui verte tutta l'impalcatura, tanto da aver meritato l'Oscar, uno dei tre vinti dal film.


TITOLO ORIGINALE: Suspicion – PRODUZIONE: USA 1941 – REGIA: Alfred Hitchcock – CAST: Cary Grant, Joan Fobtaine, Cedric Hardwicke, Nigel Bruce – GENERE: Thriller – DURATA: 93 min

26 marzo 2011

ROMAN E IL SUO CUCCIOLO (prosa)


Qualche sera fa hanno dato al Teatro Verdi di Pisa Roman e il suo cucciolo, spettacolo diretto e interpretato da Alessandro Gassman, tratto da Cuba & His Teddy Bear del drammaturgo statunitense, figlio di una portoricana e di un cubano di origini russe, scoparso a soli 34 anni, Reinaldo Povod. Portata negli anni '80 al successo sulla scena anche da Robert De Niro, l'opera è stata adattata da Edoardo Erba, che all'immigrazione cubana negli Usa ha sostituito, come tema, quella rumena in Italia.
Nel quartire Casilino di Roma, in un miscuglio di etnie, Roman è uno spacciatore di droga, che, vivendo tra miseria e degradazione, cerca di assicurare un futuro, migliore del suo, al figlio, il suo «cucciolo». Questo, però, non ha un rapporto sincero con il padre, che, a sua volta, non lo capisce. Per uscire da quella situazione familiare e sociale, il figlio, infatti, frequenta personaggi poco raccomandabili e gradualmente diventa dipendente dall'eroina. Dramma sociale e familiare, quindi, ma per nulla riuscito. Tanto per cambiare, però, ha vinto il premio Ubu come miglior spettacolo del 2010 e quello, per il miglior attore sotto i trent'anni, andato a Giovanni Ansaldo, il «cucciolo», che recita come se stesse in una puntata dei Liceali. Gassman si sforza di dare il meglio, ma le capacità sono quelle che sono, urla di più o urla di meno e questo è tutto. Non si capisce, poi, perché, sebbene interpreti un rumeno, abbia un accento russo, che, insieme agli altri accenti e dialetti sfoggiati dagli altri attori, mina, a volte, la comprensibilità stessa delle parole.
A tratti mortalmente noioso, soprattutto nel primo dei due atti, l'opera, con esito tragico, tratta in maniera banale e scontata temi importanti. Pollice giù, impietosamente.

13 marzo 2011

MARCHLANDS (stagione 1 / 2011)


Bella sorpresa questo Marchlands, serie in cinque puntate dell'inglese ITV, che porta una ventata di molto lieve horror in un programma, pensato per la prima serata, che gira intorno alla misteriosa morte per annegamento di una bambina alla fine degli anni '60. Intorno a questa vicenda ruotano le storie di tre famiglie, che, in epoche diverse, abitano la stessa casa nello Yorkshire.
Nel 1968 assistiamo alla difficile elaborazione del lutto di Ruth e Paul Bowen, giovani genitori di Alice, la bambina annegata, che vivono insieme ai genitori di lui, Robert ed Evelyn. La morte della figlia porta la loro relazione ad uno stallo, tra silenzi e sensi di colpa. Ruth, poi, non crede che sia stato tutto un incidente, come sembrerebbe a prima vista.
La famglia degi anni '80 è formata da Eddy ed Helen Maynard con i figli Scott ed Emy. Quest'ultima vede e parla con Alice, che gli altri pensano una sua  amica immaginaria. Quando la cosa diventa seria, Emy viene sottoposta ai controlli medici.
Ai giorni nostri, Mark e Nisha, in attesa di una bambina, si sono trasferiti da poco a Marchlands. Durante i lavori di ristrutturazione, Nisha, grazie anche al rinvenimento di una foto nascosta e di un affresco, diventa ossessionata dalla storia della casa e della bambina che l'abitava, tanto da chiamare la figlia allo stesso modo. 
Tutte queste vicende, che, nel primo episodio, sembrano staccate e accomunate solo dal fatto di avvenire nello stesso posto, a partire dal secondo si intrecciano progressivamente, perché personaggi dell'epoche precedenti compaiono sempre più spesso in quelle successive. Al mistero intorno alla morte di Alice, che prende lo spettatore fin dall'inizio e tiene alta l'attesa fino alla fine, sebbene i momenti thriller o paurosi siano pochi e quasi mai completamente riusciti, si combina l'attenzione ai cambiamenti dei nuclei familiari coinvolti: i teneri Ruth e Paul non riescono più a trovare un rapporto, anche grazie alle continue ingerenze dei genitori di lui; Eddy ed Helen sono tesi e preoccupati per la salute della figlia, tanto da non accorgersi che è il figlio ad evere problemi in questo senso, e tra loro nasce una spaccatura quando lui comincia a credere alla bambina e alla natura paranormale delle cose che succedono in casa, a dispetto della razionalità di lei, così come accade anche a Mark e Nisha, con lei convinta che quella casa nasconda un mistero riguardante la vita passata del compagno.
Il finale è deludente, perché non dà quello che ci si attende – una morte violenta per qualche ragione terribile – ed appare alquanto scialbo, ma questo non toglie il pollice su alla serie. Certo, si poteva osare di più e fare meglio, ma va bene così.

TITOLO ORIGINALE: Marchlands – PRODUZIONE: Gran Bretagna – RETE: ITV 1 – GENERE: Drammatico / Paranormale – DURATA: 45 min – SERIE: 1 – PUNTATE: 5 –  MESSA IN ONDA: 3 Febbraio - 3 Marzo 2011 (ITV 1)